Impossibilità. I limiti della scienza e la scienza dei limiti

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John D. Barrow

Editore: Rizzoli
Collana: Saggi stranieri
Edizione: 3
Anno edizione: 1999
Pagine: 400 p., copertina rigida.

Esaurito

Descrizione

Il libro parte da una semplice domanda: esistono fenomeni che alla fine si riveleranno semplicemente inconoscibili e inspiegabili? Dopo avere definito il significato della inconoscibilità, Barrow lo esamina in rapporto ai limiti della mente umana, a quelli della tecnologia, a quelli cosmologici e ai limiti profondi insiti nella natura dell’universo. Alla fine di questa panoramica emerge prepotentemente una convinzione: la presenza dell’impossibilità e del limite non mina affatto alle fondamenta l’idea di scienza.

AUTORE:

John David Barrow (Londra, 29 novembre 1952) è un cosmologo inglese, professore di matematica all’Università di Cambridge. Laureatosi in Scienze Matematiche all’Università di Durham, ha conseguito il dottorato in astrofisica all’Università di Oxford nel 1977, specializzandosi quindi a Berkeley. Autore di centinaia di articoli e di decine di saggi tradotti in ventotto lingue, è considerato uno dei maggiori esperti al mondo della moderna ricerca cosmologica. Vicino alle tesi di Roger Penrose e Paul Davies riguardo al rapporto tra universo e coscienza, Barrow ha esplorato a fondo alcune delle questioni più spigolose della cosmologia contemporanea contribuendo a sfatare molti tabù degli scienziati in questo campo: il concetto di infinito, la Teoria del tutto, il destino dell’universo e la sua origine, i particolari rapporti numerici che stanno alla base del cosmo e della vita umana. Circa quest’ultimo punto, Barrow, con il suo fondamentale lavoro Il principio antropico, ne ha realizzato la prima completa teorizzazione, e sempre più spesso se ne discute in filosofia e teologia. Nel 2002 ha scritto per il teatro lo spettacolo Infinities che ha esordito al Teatro Piccolo di Milano, poi a Valencia, conseguendo il Premio teatrale Ubu 2002 come spettacolo dell’anno. Nel 2006 è stato insignito del Premio Templeton per “i suoi scritti sulla relazione tra la vita e l’universo, e sulla natura della consapevolezza umana [che] ha prodotto nuove prospettive sulle questioni centrali riguardo alla scienza e alla religione”. (Fonte: Wikipedia)

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Peso 0.607 kg

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