L’ universo come opera d’arte. La fonte cosmica della creatività umana

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John D. Barrow

Traduttore: I. Blum, C. Capararo
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Collana: Scienza
Anno edizione: 2002
Pagine: 346 p., copertina rigida.

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Descrizione

Perché amiamo alcune particolare forme d’arte e di musica? Quali sono le origini del nostro senso della bellezza? La struttura della nostra mente può di per sé determinare quali interrogativi filosofici troveremo stimolanti? Per rispondere a queste domande Barrow si avventura in un territorio di confine, misterioso e in gran parte inesplorato: quella terra di nessuno dove si incontrano fisica, cosmologia, cibernetica, biologia evolutiva, arte, storia e filosofia. L’indagine di Barrow illustra le molteplici vie attraverso le quali la struttura dell’Universo ha modellato i nostri pensieri e i nostri gusti estetici, nonché il percorso inverso e simmetrico in virtù del quale la storia evolutiva dell’uomo ci ha fornito specifici strumenti di percezione del mondo.

AUTORE:

John David Barrow (Londra, 29 novembre 1952) è un cosmologo inglese, professore di matematica all’Università di Cambridge. Laureatosi in Scienze Matematiche all’Università di Durham, ha conseguito il dottorato in astrofisica all’Università di Oxford nel 1977, specializzandosi quindi a Berkeley. Autore di centinaia di articoli e di decine di saggi tradotti in ventotto lingue, è considerato uno dei maggiori esperti al mondo della moderna ricerca cosmologica. Vicino alle tesi di Roger Penrose e Paul Davies riguardo al rapporto tra universo e coscienza, Barrow ha esplorato a fondo alcune delle questioni più spigolose della cosmologia contemporanea contribuendo a sfatare molti tabù degli scienziati in questo campo: il concetto di infinito, la Teoria del tutto, il destino dell’universo e la sua origine, i particolari rapporti numerici che stanno alla base del cosmo e della vita umana. Circa quest’ultimo punto, Barrow, con il suo fondamentale lavoro Il principio antropico, ne ha realizzato la prima completa teorizzazione, e sempre più spesso se ne discute in filosofia e teologia. Nel 2002 ha scritto per il teatro lo spettacolo Infinities che ha esordito al Teatro Piccolo di Milano, poi a Valencia, conseguendo il Premio teatrale Ubu 2002 come spettacolo dell’anno. Nel 2006 è stato insignito del Premio Templeton per “i suoi scritti sulla relazione tra la vita e l’universo, e sulla natura della consapevolezza umana [che] ha prodotto nuove prospettive sulle questioni centrali riguardo alla scienza e alla religione”. (Fonte: Wikipedia)

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